E se si applicasse la tecnologia?

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Il drammatico incidente di Bologna, ha riacceso una violenta polemica ed una serie di interrogativi sui possibili metodi affinché tragedie simili si possano evitare.

Nel corso dell’ultimo anno ed in ordine cronologico, la tragedia del camion esploso in tangenziale a Bologna dopo un inspiegabile tamponamento ad una colonna di altri mezzi pesanti fermi a causa di un precedente incidente, assomiglia in maniera sconcertante a quello avvenuto ad inizio anno sulla A21, all’altezza di Montirone, dove un autoarticolato è piombato sulle auto ferme per un altro grave incidente, lasciando sul selciato 6 vite, tra cui lo stesso autista del mezzo che ha urtato; ed anche in questo caso creando una deflagrazione violenta che ha provocato danni ingenti anche alle strutture, tant’è che il ponte interessato dalle fiamme è stato rimosso in quanto irrimediabilmente danneggiato.A Bologna il bilancio ha registrato il parziale crollo del tratto stradale e danni per milioni di euro e numerosi feriti, tra cui alcuni in gravi condizioni, mentre a perdere la vita è stato il conducente del camion che ha proseguito la sua corsa senza accorgersi del veicoli fermi.

Ma cosa può essere accaduto in entrambe i casi? Perché autisti esperti hanno provocato a loro mal grado simili tragedie? Le ipotesi sono diverse, dal malore alla distrazione, anche se prende sempre maggior credito la seconda, il drammatico esito degli incedenti pone le autorità dinnanzi ad un quesito, che fare per evitare che si ripetano?

Dunque mezzi pesanti che trasportano merci pericolose o come in questi casi, infiammabili o tossiche che vengono affidati alla solo responsabilità umana del conducente, che aldilà dell’esperienza, sono spesso vittime di stanchezza, problemi dovuti ad improvvisi malori, o più semplicemente la noia che porta ad assumere comportamenti che inducono alla distrazione.

Ma se da una parte si è cercato di mettere in atto misure che regolamentano la permanenza alla guida, spesso non si guarda con la dovuta attenzione alla tecnologia già disponibile, che se applicata potrebbe porre un freno a comportamenti pericolosi, di qualsiasi natura essi siano.

Alcuni quotidiani hanno dato risalto ad alcune ipotesi, come ad esempio la guida autonoma per alcuni mezzi a forte rischio, ma sappiamo tutti che le norme di legge ancora non contemplano questo tipo di misure, ma vi sono dispositivi, già disponibili, che potrebbero essere adottati di serie e con obbligo di utilizzo.

Mi riferisco al cruise control adattivo, che fissa il mezzo su una velocità prestabilita e frena o rallenta autonomamente in caso il veicolo che precede si arresti o diminuisca la velocità, a questo si possono adottare il sistema di mantenimento di corsia attivo, che induce il veicolo a restare nella traiettoria. In  sostanza i principi di guida autonoma di livello 2, già presenti sulla maggior parte dei veicoli in commercio.

In poche parole, un  valido aiuto da parte della tecnologia che collegata alla scatola nera, obbligherebbero l’utilizzo nei tratti autostradali o a lunga percorrenza e che con molta probabilità potrebbero salvare molte vite.

Negli ultimi giorni si sono verificati casi di teppismo ed intolleranza verso alcuni mezzi pesanti in sosta, come se ogni autotrasportatore possa essere un potenziale pericolo, ma chiaramente parliamo di considerazioni prive di fondamento e figlie di superficialità ed ignoranza. Il trasporto pesante su ruote è fondamentale per l’economia e la distribuzione e lo spostamento di merci, dagli alimentari ai farmaci, dai carburanti o qualsivoglia prodotto, pertanto la criminalizzazione dell’intera categoria dei professionisti del trasporto non ha fondamento alcuno, bisogna porre in essere misure che li supportino, in questo caso viene incontro la tecnologia, che se applicata in maniera intelligente potrebbe mettere fine a tragedie non degne dei tempi in cui viviamo. 

 Marcelo A. Poblete

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